L’articolo offre un’analisi di due questioni di semantica deontica. La prima concerne la relazione tra interdefinibilità delle modalità deontiche e prescrittività dei permessi. È comune l’assunzione secondo cui la prima implichi la seconda, ma ciò pone il problema, a mio parere insormontabile, di definire i permessi in termini di guida del comportamento. L’unico modo per salvare l’interdefinibilità consiste nel negare che definiens e definiendum debbano svolgere la stessa funzione semiotica. La seconda questione concerne lo status e il ruolo del principio
“Dovere-implica-Potere” (DiP) nell’assiomatizzazione della logica deontica. A mio avviso tale principio può essere considerato un axioma “pratico” solo in un senso improprio: DiP non è un assioma logico, bensì un assunto che veicola più o meno implicitamente una certa metaetica, e che esprime una precisa Wertbeziehung senza diventare esso stesso un Werturteil.
Abstract:This paper aims to analyze two problems in deontic semantics. The first problem concerns the relation between cross-definability of deontic modalities and prescriptivity of permissions. While it is common to assume that the first implies
the second, I affirm that permissions are not prescriptions because they do not seem to guide action in any relevant sense: so the only way to save the crossdefinability
thesis is to deny that it implies that definiens and definiendum share some kind of semiotic function. The second problem concerns the status and the role of the “Ought-Implies-Can” (OIC) principle in the axiomatization of deontic logic. I argue that the OIC principle is a “practical” axiom, but only in a limited, non-logical sense: it is relative to a more or less implicit and specific metaethical theory and to a particular Wertbeziehung, while it doesn’t express any Werturteil.

