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I filosofi antichi e l’esperienza della democrazia. Tra principio di rotazione e principio di qualità

  • ISSN: 0394-1248
  • Revista: Teoría política
  • Número: 7
  • Nº Pág.: 10

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Resumen

Di fronte alla pubblicazione di un libro come quello di Giuseppe Cambiano, Come nave in tempesta, si prova un sentimento quasi proustiano di ritrovare tutto il tempo, non perduto ma forse a rischio di dispersione, della riflessione antica sul potere: un serbatoio di idee, di questioni, in qualche modo di modelli, cui non solo si può, ma in qualche modo è doveroso attingere, perché ci troviamo dentro l’audacia di pensieri nati sul campo, quasi interamente provocati dalla novità e dalle ambiguità di un fenomeno politico inedito e controverso quale fu la democrazia.
La concretezza, che è lo stile di Cambiano, permette subito di saggiare la presa di quelle idee su ciò che era materia di osservazione e di esperienza politica per un greco del v-iv secolo e così di capire meglio come sono state costruite categorie di analisi destinate a un uso non imparziale. Sappiamo che l’anonimo autore dell’Athenaion politeia, filo-oligarca del v secolo, come anche Platone e Aristotele nel iv, erano ambiziosi osservatori partecipanti della democrazia ateniese, mentre si cimentavano nella costruzione di teorie del potere; e che il loro sguardo, muovendo da una certa posizione strategica, era orientato a un fine di ingegneria politica. L’analisi di Cambiano cerca appunto di rintracciare il sottofondo di realismo nella teoria, e perciò si muove sempre su due livelli, costringendo il lettore a confrontare continuamente il valore dei costrutti teorici sulla base della loro capacità di interpretare la realtà politica.

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